17-1781
260-a-7346
250-a-6726
300-9868
_MG_7884
90-6796
78-6075-2
71-1217
67-5892
584-4404
559-4312
550-4285
466-e-3519
454-a-7842
445-7927
426-2776
393-b-5334
369-2341
345-3806
341-b-9506
331-1768
328-0100
324-3725
323-6491
306-4371
301-2074
277-a-8663
277-a-4971
273-d-5337
241-0852
23-a-6800
213-8466
212-a-7091
209-a-3427
205-3383
200-9954
19-7980
167-1550
164-a-0161
150-4860
146-a-3765
141-e-3975-2

Ilaria Marchione

C’è sempre una costante e frenetica ricerca verso la perfezione, nei gesti, nel vestirsi, nell’essere un qualcuno che in realtà non si è. La chiarezza delle cose non è data dalla perfezione, ma bensì dai difetti che mettono a nudo le persone, perché parte naturale dell’essere umano: un viso invecchia, la schiena si curva, gli occhi si solcano nel viso. È come quando metti vicine due immagini: una tecnicamente perfetta, ma piatta, perché priva di emozioni, l’altra leggermente mossa o sfocata, ma che racchiude un attimo importante, che quando la vedi puoi metterti una mano sul petto e sussurrare. Ecco, le persone le paragono alle fotografie: scelgo l’immagine sfocata, perché non ha paura di mostrarsi per quello che è ai miei occhi. Perché alla fine, anche le immagini perfette, con il tempo, sbiadiscono e si piegano.